Tutti gli articoli di Andrea Mareschi

Romano Brizzi, biciclette con l’anima

Una volta passato il solstizio d’inverno, parallelamente al lento e graduale movimento della terra attorno al sole che ogni giorno ci regala qualche minuto di luce in più, arriva la voglia di sport e di quell’attività fisica che vale la promessa di rimettersi in piena forma entro l’estate. E’ da più o meno un decennio che me lo ripeto: ma alla fine non c’è verso.

Va sempre a finire così: basta qualche raggio di sole e una manciata di gradi in più, per ritrovarmi subito a spolverare la tessera magnetica della palestra (che non ricordo l’ultima volta), le racchette da tennis, le scarpe da running. E poi lei: la bicicletta.

Ovviamente l’ho ritrovata così come l’avevo lasciata l’ultima volta che decisi di salire in sella: in condizioni disastrose, accentuate da lunghi mesi di inutilizzo. In questi casi ti viene sempre da pensare al signor Wolf, quello che in Pulp Fiction risolve problemi. Ognuno dovrebbe averne uno. Il mio, per tutto quanto riguarda lo sport, si chiama Giulia. Una di quelle persone che qualsiasi sia la disciplina a cui si dedica, vince. Poi stravince. E poi vince ancora. Ecco, la sua risposta è stata chiarissima: << Vai da Romano… vedrai: uscirai da quel posto con qualcosa in più>>.

Lì per lì non ci ho dato molto peso, anzi. Il ritrovarmi all’interno di una bike boutique per uno che tratta la bici come un ferrovecchio e che a malapena sa arrangiarsi se gli cade la catena, mi aveva messo un po’ a disagio. Fino a quando è arrivato, Romano. Ed è stato sufficiente scambiarci due parole per capire pienamente a cosa alludesse Giulia. Quel qualcosa in più era la sua storia, quella di uno che ad un certo punto si è trovato a fare i conti con sé stesso e con le proprie passioni.

Un po’ come Charles Bukowski che per 11 anni lavorò alle poste di Los Angeles, e poi il bivio: restare e impazzire o mettersi a scrivere e morire di fame. Così Romano a un certo punto della sua vita ha deciso di cambiare tutto e a quel bivio ha fatto la scelta migliore del mondo: la felicità.

La sua storia, ve la faccio raccontare da lui:

fonte: Repubblica Parma

Marco Caviola, tipografo 2.0

Succede sempre così, per caso: mentre ero lì, a non pensare a null’altro che al cappuccino bollente stretto tra le mani seduto al tavolino traballante di un bar.

Che poi mi piacerebbe capirla una volta per tutte, questa cosa dei tavolini traballanti. Non so se io abbia un dono speciale nel riconoscerli o se sia opera di qualche malvagio artigiano che spassosamente decide di fornire ogni bar della città di tavoli con una gamba lievemente più corta delle altre. Avessi un euro per ogni tovagliolino sapientemente piegato per compensare il dislivello, a quest’ora sarei ricco. Ricchissimo. Ma questa è un’altra storia.

L’ho visto attraverso le vetrate, stretto tra la cuffia e la barba, raggiungere la porta di ingresso del bar in una giornata troppo fredda per non cercare conforto in una bevanda calda.

Non vedevo Marco da almeno cinque anni, quand’era nel pieno della sua attività come grafico freelance.

E mi racconta che da allora di cose ne sono cambiate parecchie: dal 2012 gestisce una sua tipografia digitale. L’ha chiamata CTRL PRINT, un nome apparentemente difficile da leggere ma il cui significato è ben chiaro a nerd, smanettoni e più in generale a tutti coloro la cui quotidianità è scandita dal ticchettio di dita su una tastiera. La storia che sta alle spalle di questa nuova attività è una storia di riscatto: da un disagio, ovvero la perdita inaspettata di un importante contratto con l’impresa con cui da qualche anno Marco stava collaborando, è nata una straordinaria opportunità di crescita personale e professionale. Le strade da battere potevano essere solo e soltanto due: immergersi a tempo pieno nella ricerca di un lavoro come dipendente presso qualche studio grafico o agenzia di comunicazione, oppure raccogliere tutta l’esperienza maturata, i contatti e le relazioni, riempire i polmoni di ossigeno e coraggio, e lanciarsi nel proprio sogno imprenditoriale.

E’ una di quelle persone, Marco, che ti danno sempre l’impressione che ogni azione che svolgono o decisione che prendono è stata studiata, ponderata, simulata, decine e decine di volte. Ed è così che sta crescendo come imprenditore. Un passo dopo l’altro, un centimetro alla volta.

La sua attività è nata nell’annus horribilis della crisi, in quel maledetto 2012 dove magari le profezie Maya non ci hanno preso, ma l’economia italiana ha avuto il massimo picco di sfiducia da parte di chi fa impresa.

E allora non sono riuscito a non chiederglielo.
La crisi, la concorrenza, le responsabilità: Marco, ma non hai avuto paura?

<<No, sinceramente paura mai. Anche perché l’azienda è strutturata in un modo molto semplice: prima di tutto l’onestà verso i clienti: vogliamo essere molto chiari sin dall’inizio di ogni rapporto, sia come prezzi che come lavorazioni possibili, cerchiamo di essere sempre disponibili, vogliamo prenderci sempre le nostre responsabilità. E se sbagliamo, non avremo mai paura di dire “l’errore è nostro”. I ragazzi che lavorano con me devono condividere totalmente questa filosofia e devono saper essere accoglienti con tutti i clienti che entrano nella nostra tipografia. Se siamo bravi e tutto questo si verifica, non ho motivi per avere paura.
Inizialmente lavoravamo solo per le aziende, nella nostra vecchia sede di viale Piacenza che abbiamo occupato fino ai primi mesi del 2015. Da quando abbiamo aperto il nuovo laboratorio in via Pasini, a maggio dello scorso anno, abbiamo potuto ampliare il catalogo dei servizi e abbiamo iniziato a lavorare anche per i privati, soprattutto attraverso servizi dedicati agli studenti>>.

Oggi CTRL PRINT offre servizi di stampa digitale anche su grandi formati, progettazione editoriale e grafica, stampa su ogni materiale, plastificazioni, grafiche pubblicitarie, packaging, gadget, insegne, allestimenti.
Ma rispetto al futuro, come pensi di pianificare i prossimi passi e come ti poni rispetto le nuove tecnologie come la stampa 3D?

<<Nel prossimo futuro vedo nuovi spazi con ulteriori nuovi mezzi per arricchire la lista dei servizi. Ma niente stampe 3D. Ci ho pensato per almeno due anni, e per due anni ho continuato a non vederla come una strada percorribile. Oggi sul mercato manca ancora quella “via di mezzo” che permette di realizzare prodotti economici che possano essere considerati di largo consumo. Mi spiego meglio: ci sono varie tipologie di macchine, quelle più commerciali (ed economiche) hanno aree di stampa molto piccole e tempi di realizzazione del prototipo particolarmente lunghi. Le stampanti industriali, invece, hanno grandi volumi stampabili e tempi di stampa molto rapidi ma sono estremamente costose. Oggi, sebbene ci potrebbe essere un mercato pronto a questo genere di bisogni manca un hardware che possa rendere sostenibile l’investimento. Vedremo in futuro, ma oggi la stampa 3D non fa parte dei nostri progetti di crescita. La cosa su cui invece vogliamo investire a breve termine è il servizio legato agli allestimenti, che si tratti di locali pubblici, esercizi commerciali o stand fieristici, vogliamo diventare il riferimento in grado di soddisfare anche le esigenze più complesse>>.

Oggi in CTRL PRINT sono occupate 3 persone, ma sono pronto a scommettere che la prossima volta che cercherò riparo dal freddo in una caffetteria dalle parti di via Pasini, incontrerò ancora Marco a raccontarmi di nuove sfide e di nuove assunzioni.

fonte: Parma Repubblica

La formula magica

Qual è la formula magica per avviare un’impresa di successo? Ci sono davvero ingredienti segreti per comporre ricette virtuose per il proprio successo professionale?
È tendenza comune pensare che la presenza di uno o più imprenditori in famiglia abbia un ruolo importante nel far nascere imprese di successo. Diverse ricerche però tendono a smentire questa convinzione.

Tra i driver che guidano il successo nella vita professionale/imprenditoriale hanno certamente buona influenza la formazione e l’apprendimento continuo. Tuttavia la sola motivazione a realizzarsi, fondamentale, non garantisce il successo. Occorrono oggi più che mai competenze trasversali accompagnate da una visione che conseta di porsi in modo efficace sul mercato.
E crederci, sempre, smisuratamente.

La buona notizia: il fermento nel territorio parmense c’è, ed è anche piuttosto forte. Sono 2.585 le neo-imprese costituite nell’arco dello scorso anno (1.275 quelle nate nel primo semestre del 2016).
La cattiva: la percentuale di quelle che cessano l’attività entro i primi cinque anni è drammaticamente alta.

Cosa fa, quindi, di un’impresa una «buona impresa»? Onestamente, non ne ho idea. Di una cosa, però, sono certo: la caratteristica che hanno in comune virtuosi «condottieri di impresa». L’inquietudine.

Chatwin la chiama «irrequietezza». Irrequietezza o inquietudine sono parole a cui comunemente diamo un’accezione negativa. Parole che hanno a che fare con un senso di malessere, di disagio. Bene, Chatwin diceva che l’unico modo per dare sollievo alla nostra inquietudine fosse quello di spostarsi, di camminare, di esplorare. Per elaborare, mettere a fuoco, realizzare. Evolvere. Probabilmente ognuno deve trovare la propria ricetta personale per dare sollievo a questo lato oscuro.
L’oscuro passeggero, lo chiamava Dexter Morgan, e credo fermamente che abbiamo tutti, dentro di noi, questa presenza che prima o dopo ci spinge a fare i conti con noi stessi.

Il filo rosso che collega ogni storia di successo che io conosco è proprio questa inquietudine, questa oscurità. E con essa la nostra capacità con cui la assecondiamo, la ascoltiamo, e grazie a questa lavoriamo quotidianamente alla creazione dei nostri capolavori. Ma la quotidianità è dura, e a volta questa voce, questa inquietudine si fa spesso finta di non sentirla, perché è più facile, è umano.
Le idee in testa possono essere ottime, la paura nel cuore enorme.

E quando prendiamo il coraggio tra le mani e decidiamo di ascoltarla, questa voce, e di muovere il primo passo verso la direzione del nostro sogno… troveremo sempre qualcuno che ci rema contro.

Young caucasian businessman having headache when think solution for his problems

E allora per dare una mano al nostro oscuro passeggero, per aiutarlo ad essere un pochino più forte e noi per sentirci un pochino meno deboli, le «ricette personali» possono aiutare tantissimo. Ognuno deve coltivare la propria, non fidatevi delle scorciatoie o delle ricette facili tipo «il tuo successo in 10 mosse» o «come diventare ricchissimo in 4 ore» o «come perdere 20 kg mangiando quello che vuoi». Ecco, questo no.

Per il resto vale tutto: c’è chi elabora una propria lista personale di buone prassi (o di buona vita), chi si fa guidare da monologhi motivazionali, chi si fa incantare da storie holliwodiane. O chi trova forza e ispirazione nelle massime che ci «donano» grandi personaggi che eleggiamo in un certo senso come idoli personali ed esempi da seguire. Che poi non devono per forza essere sempre gli Steve Jobs o i Bill Gates… qua sotto, per esempio, ci metto una di quelle che personalmente adoro.

«Se fai solo quello che sai fare, non sarai mai più di quello che sei ora»

Arriva da Kung Fu Panda 3. Mica Faulkner o Proust.

Il maestro Shifu sta parlando con Poh, che è il guerriero dragone, e lo incita a padroneggiare i suoi insegnamenti per allenare i Cinque Cicloni, ma Poh pensa di non essere in grado di farlo. Ma poi ci prova, fallisce, ci riprova, capisce, e alla fine fanno un mazzo tanto al super cattivo che si chiama Kai.
Ovvero: bisogna osare (e fallire) per poter riuscire nella vita.

Dicevo, le «liste» sono importanti… oggi vi voglio regalare la mia. Negli ultimi anni ho avuto il piacere e la fortuna di intervistare, confrontarmi, o semplicemente chiacchierare con tante persone che in un modo o nell’altro sono arrivate alla realizzazione di un proprio sogno o obiettivo. Spesso c’era di mezzo una telecamera. Spesso le chiacchierate terminavano con la richiesta di un consiglio o un suggerimento per chi volesse provarci. Allora ne ho messe insieme un po’ e ho pensato di condividerle con voi. Spero vi arrivi, almeno in parte, l’energia che queste persone hanno trasmesso a me.

Questa è la mia formula magica.

Sono presenti nel video, in ordine di apparizione: Francesco Bombardi, Alessandro Rimassa, Luca Scanni, Massimo Carraro, Sara Loreni, Lara Gut, Ria E. Mac Carthy, Fabio Zaffagnini, Monica Manganelli, Calcutta

(fonte: Repubblica Parma)

Una giornata con… Ólöf Arnalds

Il 2016 si apre con la prima serata Barezzi Night “Le nozze sospese” con la cantautrice-poetessa islandese Ólöf Arnalds.

L’unico appuntamento italiano dell’artista islandese è arrivato a Parma venerdì 8 gennaio grazie al Barezzi Festival che, in collaborazione con la Fondazione Teatro Regio, mette in scena lo spettacolo sul palcoscenico del Ridotto, scrigno prezioso e suggestivo.

Screenshot 2016-01-31 22.28.25

In questa intervista Ólöf ci racconta la sua storia, il suo percorso, la perseveranza nel perseguire i sogni e i nuovi progetti, dall’esperienza con il crowdfunding al nuovo lavoro artistico che uscirà nel corso della prossima estate.

E ci saluta con un consiglio, prezioso, per tutti.

Intervista: Andrea Mareschi
Immagini: Gianmaria Pacchiani